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LA SCACCHIERA

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LA SCACCHIERA

Messaggio  Admin il Mar Gen 08, 2013 7:50 pm

LA SCACCHIERA
Vorrei esercitarmi a capire il significato esoterico di uno dei tanti simboli che affollano l’ambiente ove si svolgono i nostri lavori e cioè la scacchiera a quadri bianchi e neri, che è disegnata sul pavimento.
Non è definita dal rituale la sua estensione, né vi è un numero fisso per i quadrati che la compongono. Si suppone che, essendo il pavimento condizionato dalla forma del vano, la scacchiera debba essere contenuta in un rettangolo. Il quadrato dei singoli elementi o il rettangolo del loro insieme esprime già in maniera inequivocabile un significato di concretezza fisica e di pertinenza ad una condizione terrena ed umana, ben distinta dalla natura sacra, divina e metafisica del cerchio.
Ma è il significato del colore bianco opposto al nero che deve spingerci a capire quale valenza simbolica si riferisca ad esso, tanto più che l'alternanza del bianco e del nero si riproduce sulle due colonne del nostro Tempio.
Il Farina, parlando del pavimento a mosaico, dice che esso simboleggia le diverse razze umane, che variano dal bianco al nero, in senso intellettuale la diversità dello spirito, mentre in senso morale la molteplicità delle buone opere: spiegazione alquanto banale e generica.
Per il Porciatti la scacchiera riproduce il pavimento del portico del tempio di Salomone, precisazione che, a dir il vero, non ha alcun riscontro nel testo biblico; essa inoltre simboleggerebbe l'armonia dei contrasti, riferiti fisicamente alle tenebre e alla luce, moralmente al vizio e alle virtù, intellettualmente all'errore ed alla verità; costituirebbe, per ciò, la base su cui si eleva la simbologia massonica.
Più convincente il Vaillant che riconduce l'alternanza dei due colori, opposti fra loro, a simboli manichei del bene e del male o di cicli alternativi e ricorrenti della luce e delle tenebre, dell'estate e dell'inverno, della nascita e della morte, o del dualismo insito nella natura, per cui la pioggia che vivifica la campagna può anche devastarla con inondazioni ed il sole che dona la vita può anche distruggerla con combustiuoni ed incendi. Un antagonismo tra gli elementi, quindi, o meglio, la coesistenza in nature del Bene e del Male in cicli biologici per cui, mysterium magnum, dal male nasce il Bene e viceversa, dal letame il concime per la terra che fruttifica, e dalla morte la vita.
L'esegesi di Vaillant, se si coglie nel segno l'evidente significato dialettico del contrasto dei due colori, complementari tra loro ed in opposizione violenta, per cui ne è implicito l'eccitazione ed il dinamismo, in una esasperata vivacità, non chiarisce però il perchè della scelta della coppia bianco-nero e non di altre coppie di colori egualmente complementari tra loro, quali, ad esempio verde-rosso, giallo-viola o blu-arancione.
Piochè i colori hanno di per se un loro preciso significato, in quanto suscitano particolari stati psichici e quindi anche una loro violenza espressiva oltre che emotiva, oggetto della nostra ricerca, sarà bene evidenziare i valori esoterici che la tradizione attribuisce loro.
Per capire più agevolmente il significato dei due colori come il bianco ed il nero, porterò degli esempi:
1) Sia in Egitto, che nella civiltà minoico-micenea ed in fine in quella Etrusca, la figura umana è colorata in bruno scuro, quasi nera se riferita all'uomo, ed invece di pelle bianca, se si tratta di una donna.
La spiegazione che ne danno gli archeologi è che le donne, relegate nel gineceo e nel chiuso della casa, non presentano quella pigmentazione scura, per irradiazione solare, degli uomini, impegnati nel lavoro ed una vita all'aperto.
Questa ipotesi del bianco riferito alle femminile e del nero al maschile sembrerebbe aver conferma nelle nostre due colonne laterali alla porta di occidente, da sempre considerata il limite dell'Oltretomba, dove il sole tramonta, o l'inizio dell'ignoto, se riferito alle colonne di Ercole o, infine, le custodi del sacro, se fatte derivare dal tempio di Salomone.
Il rituale prescrive che le due colonne siano espresse nei due ordini architettonici: dorico e ionico. Ebbene l'ordine dorico per la sua natura è sempre stato riferito al maschile, perchè massiccio, robusto, pesante ed angolato, ed è da noi dipinto in nero.
Al contrario è in bianco la colonna ionica, cui la tradizione attribuisce valenze femminile, perchè slanciata, elegante, snella e raffinata.
Ecco dunque, una convalida del significato di uomo e donna, maschile e femminile, che già si era individuato nella differenza cromatica in uso nel mondo antico per distinguere i due sessi.
Vi sono, ancor, altre letture, altri significati per la distinzione cromatica in questione.
2) Nel culto cattolico vi sono le così dette “madonne nere”, fra le più note ricorderò la Madonna di Loreto e quella di Czestochowa. In questo caso la spiegazione corrente si rifà a leggende che indicano la provenienza da molto lontano del simulacro, come per le icone dette Madonne di Costantinopoli, perchè ritenute importate dall'Oriente bizantino e salvate dalla distruzione iconoclasta.
Il fenomeno della “madonna nera” ha, però, ben altre radici. Per capire il vero significato bisogna risalire al simulacro della Diana di Efeso, che è nera ed è un mostruoso simbolo di prolificità. Ha il crescente lunare sul capo ed il corpo fasciato da mammelle in più file e da animali in miniatura che l'avvolgono fino ai piedi. La dea àè l'immagine della terra feconda, madre di tutti i viventi, che crea dal proprio grembo e nutre con il proprio seno.
Il nero, dunque, esplicita la forza generatrice attribuita sì alla donna, ma anche in genere alla natura, alla terra fertile, all'humus.

Alla terra si lega il concetto di DEA MADRE, concetto che si richiama ad altre divinità agrarie, egualmente nere, come Iside per gli egizi, la dea CIBELE, venerata sul Palatino, o la MAGNA MATER, portata a Roma da Pessinunte: quest'ultima era una pietra nera informe, un meteorite come la KA-ABA della Mecca, egualmente nera, venerata dall'Islam come anima mundi.
Tutti i misteri, in quanto soteriologiche, prevedono per le iniziazioni riti notturni, spesso in oscuri sotterranei ed è il caso di ricordare per noi, la “camera di riflessione”, che è tutta tappezzata di nero. Il colore del lutto e per la liturgia cattolica esso è riservato ai defunti: ma la morte, nel ciclo biologico, è premessa di nuova vita.

Così l'”opera al nero” in alchimia ha eguale significato di morte, di regressione al caos: ma il caos e le tenebre in ogni cosmogonia sono all'origine della creazione del mondo.
Per Omero l'oceano è nero come l'Ade, per cui gli animali da sacrificare a Plutone dovevano essere di mantello nero e bardati di nero; ugualmente erano neri i tori da dedicare a Nettuno, dio delle profondità marine, nero era il lapillo riservato ad ogni giorno infausto.
Ancora, al nero si lega il concetto della natura terrestre della Grande Madre, origine della vita e della morte, della tenebre della notte, dell'umido della terra, della profondità delle acque, dell'oltretomba e dell'eterno divenire.
Gli esempi finora addotti recano in se una evidente contraddizione, essendo il nero espressione di virilità negli esempi delle due colonne e della pittura egeo-etrusca ma nel tempo stesso indizio di femminilità se riferito alla terra, all'acqua, alla notte.
Ricordiamo allora che ogni simbolo è bivalente: nella natura l'ambiguità trionfa, il Rebis, che è maschile e femminile insieme. Gli opposti sono fra loro complementari ma non si annullano, la morte ad esempio, non è l'opposto della vita ma il suo complemento, così come il polo positivo lo è il negativo, il quale senza l'altro, non esisterebbe.
Senza la coesistenza degli opposti non esisterebbe quel dinamismo, quell'eterno divenire, che è la vita. La stessa scacchiera, si è visto, è coesistenza degli opposti.
Questa inversione dei ruoli fra il maschile ed il femminile, riferito al dualismo cromatico, potrebbe avere una sua legittimità storica legata al trapasso dalla civiltà tellurica del matriarcato, ottimamente individuata dal Bochofen, alla affermazione della civiltà uranico-virile, intervenuta successivamente, nella quale i ruoli, e con essi i colori, si sarebbero invertiti i colori percui il bianco è tornato a distinguere la donna ed il nero gli uomini.
Rimane infine, da analizzare il significato del bianco, che ad un primo approccio ci appare il colore dell'ambiguità, dell'attesa, del passaggio, della mutazione.
“Candidus” era il candidato, colui che sta per mutare condizione (a Roma gli aspiranti alle pubbliche funzioni vestivano infatti di bianco).

E bianca è la luce dell'alba, di quell'intervallo transeunte fra la notte ed il giorno, nel quale si compiono le esecuzioni capitali.
Ma il bianco è soprattutto simbolo di innocenza (le bare bianche dei bambini) e di verginità (il bianco dell'Immacolata e della sposa non ancora madre) ed infine della luce.
Dunque il bianco è opposto al nero come il giorno alla notte, il cielo alla terra, il Bene al Male.
La scacchiera è, in definitiva, una rappresentazione del mondo con ombre e luci, in cui si alternano e si equilibrano lo Yin e Yang. Rappresenta le forze contrarie che si oppongono nella lotta per la vita in una situazione conflittuale della ragione contro l'istinto, dell'ordine contro il caos, di diverse potenzialità del destino. E' il simbolo, come si è detto all'inizio, della terra, luogo delle opposizioni e dei combattimenti, delle alternanze cicliche e dell'eterno divenire.




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Re: LA SCACCHIERA

Messaggio  Admin il Gio Gen 17, 2013 10:58 am

Al limite Nadir del Tempio massonico si trova il Pavimento a mosaico, a scacchi bianchi e neri, che evidenzia il concetto duale del mondo manifesto, raffigurando l'insieme di quanto è sotto il dominio dei sensi. I suoi riquadri sono multipli di 64, ovvero quattro al cubo, come nella classica scacchiera, il cui totale (6+4=10) equivale ad 1: l'uomo quaternario nella sua triplice natura, simile all'Essere Supremo, l'Unità alchemica. Le scacchiere sono tre, e formano pertanto un rettangolo o quadrilungo: quindi 1 x 3 = 3, ancora il numero sacro ai Massoni. l'uomo quaternario nella sua triplice natura.
É emblema della vita terrestre dell'uomo, con le sue alterne vicende di gioie ed afflizioni, frammista di bene e di male, di speranze e di delusioni. Inoltre esso rappresenta la rigorosa esattezza con cui tutto si compensa, nel dominio delle sensazioni fatalmente soggette alla legge dei contrasti, e raffigura l'armonia dei contrari.
Vi si possono scorgere le varie forme assunte dal cammino umano nel mondo fisico: il profano si muove come il pedone degli scacchi, passando alternativamente dal bianco al neo; il mistico come l'alfiere solo sui riquadri bianche, ed il materialista su quelli neri; l'iniziato (durante la marcia o squadratura del Tempio) sui margini dei riquadri, al di fuori di ciascuno di essi. Quindi i riquadri significano fisicamente tenebre e luce, moralmente vizio e virtù, intellettualmente errore e verità: essi rappresentano le basi su cui si eleva la simbologia massonica.

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