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Il Solstizio d’inverno di Tradizione Solare

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Il Solstizio d’inverno di Tradizione Solare

Messaggio  Admin il Lun Dic 17, 2012 1:58 pm

Il Solstizio d’inverno di Tradizione Solare

Il Natale del Sole

Dalla primavera all’estate la Terra si apre nell’universo come un fiore che sboccia.

Le piante si slanciano verso l’alto, il calore si sprigiona dal suolo, l’acqua evapora al cielo, gli occhi degli uomini si volgono alle stelle.


Al culmine dell’Estate, dopo la prima decade d’Agosto, nuove forze si innestano nel ciclo dell’anno, quando appaiono visibili i grandi stormi meteoritici: le stelle cadenti.

Si annuncia allora la rivoluzione dell’anno, che conduce l’uomo alle soglie dell’Equinozio d’Autunno e del Solstizio d’Inverno.

Ai primi di Settembre la Terra si rinfresca, le foglie cadono dagli alberi, la vegetazione si estingue, gli spiriti di natura si ritirano alle radici delle piante.

Comincia a cadere la pioggia, le nubi oscurano le stelle e la stessa luce del Sole, la nebbia avvolge la terra. L’oscurità cade sempre più presto sulle teste degli uomini.

La Terra si chiude in sé stessa, come una rosa che ha perso i suoi petali.

Quando la fredda acqua che cade si arrotonda in neve, si cristallizza in ghiaccio allora il tempo d’inverno pienamente si manifesta: l’uomo è giunto alla soglia sacra del Solstizio d’Inverno.

Posti di fronte alla natura che muore e al progressivo oscurarsi del mondo, bisogna vincere la malinconia dell’autunno: quella sottile depressione dell’anima che insorge quando la luce del Sole non fa più da supporto alle forze del corpo.

Al crepuscolo dell’estate quando sopraggiunge l’età del ferro della tenebra invernale, l’uomo deve imparare a trovare dentro di sé le forze del cosmo, a evocare dentro di sé la luce e il calore.

Quando la natura decade e la terra si spoglia di vita, lo spirito individuale deve affermare la sua energia: ora è possibile pensare più chiaramente, fare progetti per il futuro e perseguirli, perché quando la natura appassisce, allora lo spirito umano completamente desto può affermarsi.

Prima, avvolti dalla dorata luce dell’estate, immersi nella beatitudine del calore, lo spirito umano sognava e si lasciava cullare nel grembo di un universo incantato; ora lo spirito umano si sveglia ed agisce.

Quando la luce del giorno si affievolisce e le temperature diventano più fredde, quando gli alberi perdono le foglie, evocare la luce e il calore che animano il nostro organismo; concentrarsi in sé per fortificare il pensare e il volere.

Agli inizi di Settembre un atmosfera più fresca avvolge l’uomo, l’aria che si inspira quando il Sole entra nella costellazione della Vergine stimola l’intelletto e la forza d’azione.

Giunge il momento di prepararsi ad affrontare la metà dell’anno nel corso della quale la luce e il calore si ritirano dal mondo esterno e risplendono attraverso il pensiero e l’azione dell’uomo nobile.

Quando si avvicina l’inverno l’uomo nobile si concentra su ciò che deve compiere, sugli enigmi che deve sciogliere, su ciò che può imparare, su ciò che deve migliorare dentro di sé e intorno a sé. Punto per punto egli stabilisce il programma della giornata e salvo casi eccezionali puntualmente lo realizza. In tal modo il calore della volontà si accende nell’organismo, questo calore divenuto più intenso diventa luce interiore, luce che illumina il mondo mentre cala la tenebra esteriore.

Mentre l’uomo intensifica la sua azione e dà più energia al suo pensiero, la luce solare dell’inverno penetra nelle profondità della terra e trasmette fin lì le forze che alimentano la vita che si manifesterà nella futura primavera.

Mentre la terra diviene spoglia di vegetazione, la forza vitale si concentra alle radici delle piante, nell’humus della terra. Gli spiriti di natura riposano in pace nel grembo della terra, trattenuti dalla forza di gravità: mentre nel mondo di sopra tutto è freddo e oscurità essi tessono la trama della vita del nuovo anno.


Proprio nel più profondo inverno la Terra assume il volto della Madre che sta per generare la Vita futura. Il volto della Terra ricoperta di neve diventa candido e purissimo: somiglia al volto chiaro, pallido e roseo di una donna che sta per diventare madre. Chi si sofferma a contemplare il volto beato di una donna che sta per partorire scorge in esso l’incanto della Dea Luna.

Chi cammina su un paesaggio innevato sotto la luna piena si accorge come la terra ricoperta di neve assuma essa stessa una purezza lunare, manifesti in sé quelle stesse forze divine – lunari che si legano alla generazione, alla riproduzione delle forme viventi.

Quando poi si cammina su un paesaggio innevato baciato dal Sole meridiano ci si accorge che il fondo di neve e ghiaccio crea sulla terra una sorta di specchio cosmico che riflette i raggi e gli influssi spirituali del Sole.

La donna quando sta per diventare madre acquista una bellezza purissima di tipo lunare.

Anche la terra quando sta per giungere il Sacro Solstizio d’Inverno mostra il suo volto lunare, e la sua superficie ricoperta di ghiaccio si impregna della luce del Sole.

La candida coltre di neve attira i raggi del Sole: questi raggi nei giorni del Solstizio[1] discendono sulla terra: la forza divina del Sole discende nella materia terrestre[2].

Al Solstizio d’Inverno la Terra diventa Madre: la Grande Madre Terra a Natale genera nell’Universo il Fanciullo Solare.

L’immaginazione che si lega al Solstizio d’Inverno: nella volta scura del cosmo, la Dea Madre genera il Fanciullo Solare.

Questa immagine carica delle più sublimi forze spirituali accompagna l’uomo dagli albori della sua incarnazione terrena, quando egli stesso era fanciullo sul grembo della Madre Terra. Come Iside, come Demetra, come la Madonna dei pittori italiani del Trecento, l’immagine della Dea Madre col Fanciullo Solare attraversa i secoli e le religioni.

Questa immagine deve essere intensamente evocata nella interiorità quando si giunge al Solstizio d’Inverno:

La Madre Divina con il capo irradiato da una corona stellare.

Il Fanciullo in braccio alla madre, come un piccolo Sole che splende nell’atmosfera celeste. Il Puer[3] che nasce a Natale è il Sole Invincibile, che scende sulla Terra e si incarna nell’Io degli Uomini: la forza solare agisce nella intelligenza degli uomini, nel loro nobile sentimento, nella forza d’azione.

Quando ai principi di novembre le serate si fanno sempre più fredde e l’aria si purifica perdendo del tutto la sensualità dell’estate l’attenzione interiore può cominciare a rivolgersi alla immagine della Dea Madre col Bambino. L’immagine della Dea Madre col Fanciullo Solare richiama l’uomo ai suoi doveri spirituali e terreni, trasmette a chi la medita le forze più sublimi per affrontare il nuovo anno che nasce dalla oscurità dell’inverno.

Al principio dell’inverno, quando i rigori del clima accendono nell’uomo il desiderio di trovare quiete nel cuore della casa, laddove arde il fuoco della famiglia[4], l’attenzione spirituale si concentra sul sacro mistero della Incarnazione: lo Spirito Solare si incarna nella Terra e agisce attraverso la volontà cosciente degli uomini.

E nell’atmosfera della terra, resa purissima dal bianco splendore della neve, le anime dei nascituri attraversano la porta del solstizio, incarnandosi subito o attendendo il momento propizio per incarnarsi nel corso dell’anno.

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Il Natale secondo la Scienza Iniziatica

Messaggio  Admin il Lun Dic 17, 2012 2:00 pm

Il Natale secondo la Scienza Iniziatica


“Ora mentre essi si trovavano in quel luogo, venne per lei il momento del parto e diede alla luce il suo figliuolo primogenito, Lo avvolse in fasce e Lo pose in una mangiatoia, perché non vi era posto per loro nell’albergo” (Luca, 2,6-7).
Quando Maria e Giuseppe cercarono rifugio nella locanda, non vi era posto per loro; ciò significa che quando gli uomini sono occupati a mangiare, bere e divertirsi, non hanno mai posto per il “Bambino Gesù”, che può essere, ad esempio, un grande ideale. Nessuno gli apre la porta, cioè nessuno lo comprende.
Ma, ecco una stalla. Quella stalla, con la mangiatoia, è un simbolo: prima di tutto è il simbolo della povertà, delle difficoltà delle condizioni esteriori. Sì, per l’uomo nel quale dimora lo Spirito sarà sempre così: gli uomini comuni difficilmente lo apprezzeranno e lo accetteranno. Ma grazie alla luce che il Bambino proietta al di sopra della mangiatoia, altri lo vedranno da lontano e verranno a rendergli omaggio …
L’intelletto, cioè Giuseppe, anziché essere geloso e ripudiare Maria, come farebbe un uomo rozzo che grida: “Il figlio che hai messo al mondo non è mio, vattene!…”, deve inchinarsi e dire: “E’ Dio che ha sfiorato il cuore e l’anima di Maria. Io non potevo farlo “. L’intelletto non deve dunque ribellarsi e adirarsi, ma comprendere correttamente dicendo: “Qui vi è qualcosa che mi supera”, e proteggere Maria. Ripudiare Maria sarebbe come ripudiare la metà del suo essere e diventare come coloro che, puramente intellettuali e razionalisti, hanno eliminato tutto il lato affettivo, ricettivo,tutte le qualità come la dolcezza, l’umiltà e la bontà (…)
E che cos’è la stella? E’ un fenomeno che avviene inevitabilmente nella vita di un vero mistico, di un vero Iniziato. Sopra il suo capo appare una stella, un pentagramma luminoso. Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto. Questo pentagramma deve esistere in duplice forma.Dapprima l’uomo stesso è un pentagramma vivente, mentre in alto, sui piani sottili, quando ha sviluppato in pienezza le cinque virtù: amore, saggezza e verità, giustizia, bontà, un altro pentagramma lo rappresenta sotto forma di luce. Quella luce, quella stella che brillava sopra la stalla, significa che da ogni individuo evoluto spiritualmente, che possiede in sé il Cristo vivente, esce sempre una luce, una luce che rasserena, una luce che nutre, conforta, guarisce, purifica e vivifica (…)
I tre Re Magi portarono oro, incenso e mirra, e ognuno di questi doni era simbolico. L’oro significava che Gesù era re: il colore giallo è il colore della saggezza, il cui splendore brilla sopra il capo degli Iniziati come una corona di luce. L’incenso significava che era un sacerdote: l’incenso rappresenta il campo religioso, ma anche del cuore e dell’amore. E la mirra è il simbolo dell’immortalità: ci si serviva della mirra per imbalsamare i corpi e per preservarli dalla decomposizione. I Re Magi hanno dunque portato dei doni che hanno un legame con i tre mondi del pensiero, del sentimento e del corpo fisico (…)
Occupiamoci ora della stalla. In quella stalla non vi erano né pastori, né greggi, ma soltanto un bue e un asinello. Perché? Da secoli si ripete questa storia senza capirla, perché il simbolismo universale è andato perso per l’umanità. La stalla rappresenta il corpo fisico.
E il bue? Sapete che anticamente il bue, il toro, è sempre stato considerato come il principio generativo. In Egitto, ad esempio, il bue Apis era il simbolo della fertilità e della fecondità. Il bue è sotto l’influsso di Venere e rappresenta la forza sessuale.
L’asino è sotto l’influsso di Saturno e rappresenta la personalità, vale a dire la natura inferiore dell’uomo, quella che chiamiamo il vecchio Adamo, testardo, ostinato, ma buon servitore. Infatti quei due animali erano là per servire Gesù. Ma servirlo come?
Ora vi rivelerò un grande mistero. Quando l’uomo comincia a compiere su di sé un lavoro per la sua evoluzione, entra in conflitto con la sua personalità e con la sua sensualità. L’Iniziato è appunto colui che è riuscito a dominare queste due energie e a metterle al suo servizio. Egli non le reprime. Infatti non è stato detto che quei due animali siano stati cacciati o soppressi; erano là, presenti, ma che cosa facevano? Soffiando sul Bambino Gesù lo scaldavano con il loro fiato…Quindi, quando un individuo è riuscito a trasformare in lui l’asino e il bue e a metterli al suo servizio, essi vengono a riscaldare e ad alimentare il neonato con il loro soffio. Queste energie non sono più presenti per tormentarlo e per farlo soffrire, ma diventano energie vivificanti.Il soffio già è vita. Vedete, il soffio dell’asino e del bue è una reminiscenza del soffio mediante il quale Dio ha dato l’anima al primo uomo. L’asino e il bue sono stati utili al Bambino Gesù; ciò significa che tutti coloro che hanno il Cristo in sé, saranno appoggiati dalla loro personalità e dalla loro sensualità, perchè si tratta di energie straordinariamente utili se messe all’opera sotto il giusto controllo.
Poi apparve un angelo ai pastori proprietari di quella stalla. Essi tenevano il loro gregge nei campi, e quando venne l’angelo ad annunciare la notizia della nascita di Gesù, rimasero stupiti; presero degli agnelli e li offrirono al Bambino. Ciò significa che tutti coloro che hanno qualcosa da dare (ciò che possiedono è qui simbolicamente rappresentato dalle pecore, dagli agnelli e dai cani), vengono avvertiti. Vengono avvertiti perchè hanno partecipato alla formazione di quella stalla (il corpo fisico), e arrivano tutti dicendo: “Non avremmo mai pensato che un tale onore toccasse alla nostra stalla!”.

Tratto da: "Natale e Pasqua nella tradizione iniziatica", di Omraam Mikhael Aivanhov, Edizioni Prosveta.

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